My works are encounters.
Private acts of heroism and the stories of mini-utopias that go untold, hidden underneath the surface of the everyday nourish what I do.
I try to trip reality up, releasing its potential energy, searching for icons that have lost meaning and archetypes long forgotten.
I spend long periods getting closer to a subject, periods made up of intervals, waiting, arbitrary gestures, the chance of failure.
In the images that I chase, neighbouring worlds are brought together in a space-time outside of the present moment, somewhere near the dream state. These images are ambiguous, vibrating between the improbable and the plausible, mixed from a strange kind of nostalgia, beyond my day-to-day, beyond my routine. It’s a nostalgia for something that has never existed, a memory of something that never really happened that I decide to create, a sort of future that might have been able to happen.
For me the camera is a tool that allows me to remodel time, to transform events, that has the capacity to unmask: playing with the present and the future to reshape that very present.
It is an instrument for dialogue, ritual and performance.
Photographs, videos, drawing, documentation, memory and transcriptions are woven together in rhizomatic narrative forms. My works are open, made up of intervals, deviations, unexpected coincidences, they are a mirror on my encounters.


I miei lavori sono incontri.

La mia pratica si nutre di private eroicità e piccole utopie mai raccontate, nascoste nella superficie del quotidiano.
Creo sgambetti alla realtà per sprigionare energie potenziali, alla ricerca di icone declassate e archetipi dimenticati.
Mi muovo attraverso lunghi periodi di avvicinamento, fatti di intervalli, attese, gesti gratuiti, possibili fallimenti.

Nelle immagini che inseguo, mondi attigui si uniscono in un tempo e luogo fuori dal presente, vicino all’onirico: sono immagini ambigue, vacillano tra l’improbabile e il plausibile, sono fatte da una strana forma di nostalgia, fuori dai miei giorni, dalle mie abitudini. E’ una nostalgia per qualcosa che non è stato, è un ricordo non avvenuto che decido di creare, dunque è un futuro che potrebbe essere stato.

La macchina fotografica è per me uno strumento di rimodellazione del tempo e di rivoluzione delle circostanze: gioca con presente e futuro, modella il presente.
E’ uno strumento dialogico, rituale e performante. 

Fotografie, video, disegni, documenti, ricordi e trascrizioni si intrecciano in modo narrativo ma rizomatico: le mie opere sono aperte.
I miei lavori sono costituiti da intervalli e deviazioni:  sono lo specchio dei miei incontri.










   

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